al Massimo dell'Energia


Lettera al sig. Brancher
agosto 1, 2010, 11:06 am
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Egregio sig. Brancher,
Credo che a me come a molte altre persone che lavorano, studiano, o sono comunque inserite in un contesto sociale fatto di confronti con altre persone, dia un certo fastidio quando la propria immagine è messa in discussione a causa di un errore o di un fallimento personale.

Credo che tutti noi paghiamo le conseguenze dei nostri errori con almeno un pó di rammarico e talvolta un pó di sana vergogna, siano tali errori commessi in buona fede o con premeditazione.

Ora io le chiedo signor Brancher: alla sua età, e con la carriera che ha alle spalle, valeva veramente la pena di accumulare un tale numero di motivi per vergognarsi in così pochi giorni?

Un breve riepilogo: lei è stato nominato ministro, il giorno dopo la nomina ha chiesto il “legittimo impedimento” per non presentarsi a un processo che la riguardava (giusto o sbagliato non sappiamo), è stato destituito da ministro a causa di un sollevamento unanime dell’opinione pubblica, è dovuto andare al processo dove è stato condannato a due anni di reclusione.

Io non voglio che nessuno vada in prigione. Ma lei sig. Brancher, pur di non farsi processare da un tribunale della repubblica italiana, ha utilizzato un’istituzione della stessa repubblica che doveva giudicarla (un ministero); lei ha commesso un atto di cui vergognarsi davanti e milioni di italiani che lavorano, hanno famiglie da mandare avanti, cercano in tutti i modi di rispettare le regole e le leggi, e soprattutto con il loro lavoro e il loro impegno pagano le tasse che finanziano quel ministero (e molti altri) che lei voleva spudoratamente usare come se fosse cosa sua.

Siccome credo che una persona della sua età e della sua statura professionale non sia uno sciocco, credo che lei non ignorasse tutto ció.

Perchè se lo ignorava non riesco a spiegarmi come lei sia potuto arrivare ad essere ministro della repubblica a cui continueró ad essere orgolglioso di appartenere; se invece era cosciente dell’abuso che stava commettendo, allora resta una sola parola. Vergogna.

Se i motivi per cui è stato processato sono ingiusti o pretestuosi, allora sono disposto a dare tutto me stesso pur di aiutarla.

Ma prima sta a lei spiegare a me e a tutti coloro che a costo di rinunce e sacrifici passano la loro vita a rispettare le regole e il prossimo, come abbia potuto pensare che diventare ministro della nostra repubblica fosse il modo più logico per sottrarsi a un giudizio.

Sarebbe bello se per tutti fosse così. Ma che paese sarebbe quello dove tutto è concesso, tanto poi cè un “legittimo impedimento” per evitare di pagare per i propri errori?

Ma la parola “vergogna” forse per molti ha ancora un significato vero, e che giustifica comportamenti che la prevengano, o accettando di pagare per i propri errori, riducendo più possibile il peso dell’onta e della pena. Sig. Brancher, sono sicuro che anche per lei la parola Vergogna ha un peso e spero che faccia di tutto per dimostrare agli italiani che quanto è accaduto le ha fatto imparare che certe cose non si fanno.

Se così non fosse sig. Brancher, lei non ha diritto di far parte di questo paese civile, ma deve andare a vivere in un posto dove la dignità e il rispetto non sono valori su cui basare la propria vita. Non so se un posto del genere esiste, ma nessuno si puó permettere di usare il mio paese per questo fine.

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