al Massimo dell'Energia


Domanda difficile per chi vuole fare il sindaco
marzo 25, 2011, 12:23 am
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Ristrutturare un’abitazione oggi, adottando alcune delle tecnologie per rendere efficiente un edificio sotto il profilo energetico, contribuisce a aumentare la disponibilità della più preziosa ed economica delle fonti energetiche: l’energia che non si consuma

Si stima che gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica negli ultimi tre anni in Italia, stimolati dalla possibilità di detrarre il 55% delle spese sostenute per il contenimento dei consumi dalle tasse, hanno fatto risparmare 495 GWh ogni anno. Ben poca cosa rispetto ai consumi annui nazionali di energia elettrica, che ammontano a circa 300.000 GWh, ma vorrei ricordare un fatto importante. Le case stanno principalmente nelle città. Le case, i palazzi, emettono scarichi nell’atmosfera quando devono scaldarsi.

Quidi una casa, un edificio, un palazzo che consuma meno energia, o che la consuma in manierà più intelligente e efficiente, inquina meno. Molto meno. E ve lo dimostro.

Recentemente ho ristrutturato la mia abitazione portandola da una classe di consumo energetico “G” alla classe C. Un banale confronto delle bollette del gas permette di scoprire che spendo circa un terzo di consumo di gas rispetto a prima (l’azienda del gas mi ha telefonato a casa per indagare, giuro!); inoltre mi piace sapere che ogni anno la mia casa immetterà nell’aria che respiro io e tutti quelli che abitano nel mio quartiere circa 41 tonnellate di CO2 in meno.

Il Comune di Milano ha aderito al patto dei Sindaci nel 2008, impegnandosi a “ridurre le emissioni di CO2 del 20% nelle rispettive città attraverso un piano di attuazione per l’energia sostenibile, adattando le strutture della città … al fine di perseguire le azioni necessarie”. Purtroppo tale patto non è stato ratificato dal consiglio comunale di Milano in seguito. Peccato.

Il Regolamento della regione Lombardia, però, prevede che gli edifici pubblici con superficie superiore a 1000 metri quadri, siano obbligatoriamente dotati di certificazione energetica.

Se solo si calcolasse il risparmio in emissione di CO2 anche se solo si rendessero più efficienti gli impianti di riscaldamento delle scuole pubbliche, dove spesso, in inverno, i bambini devono stare in maglietta a causa del caldo che c’è nelle aule, probabilmente si scoprirebbero risparmi in energia e in emissioni imbarazznti.

Come pensano i candidati alle alla poltrona di sindaco del comune di Milano, di trovare le risorse per dotare la città di un patrimonio edilizio pubblico che risparmi energia invece che sprecarne?



Che situazione bizzarra
marzo 21, 2011, 3:03 am
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Senza voler mettere in dubbio i validi motivi che hanno portato il ministro per lo sviluppo economico Romani a stroncare gli incentivi per il fotovoltaico in Italia (‘o paese do sole), non posso però non provare imbarazzo per lui a causa della paradossale situazione creatasi nelle settimane successive a questa decisione.

In rapida sequenza in ordine cronologico:

1) Romani emette un decreto che sancisce la fine del conto energia (ovvero del sistema di incentivazione alla realizzazione di impianti per la produzione di energia dal sole) senza nemmeno delineare cosa sostituirà l’attuale sistema dato per cessato

2) il settore delle rinnovabili si rivolta, le banche bloccano le linee di credito alle imprese del settore (150.000 dipendenti, in crescita)

3) un terremoto sconvolge il Giappone. Una delle sue centrali nucleari viene danneggiata seriamente

4) si rischia la fusione del nocciolo di 2 dei reattori della centrale. Vaste aree contaminate, operatori della centrale si definiscono “samurai” in virtù del fatto che la loro opera per contenere i danni gli costerà la vita entro pochi mesi (vedi Chernobyl)

5) il mondo si interroga sulla effettiva validità del nucleare. Germania e altre nazioni sospendono le centrali “meno sicure”

5) cresce la spinta verso un modello energetico futuro basato su energie rinnovabili

Conclusione: per quanto certo che non vi può essere alcuna relazione di causa effetto tra il punto 2 e il punto 3, non si può che rilevare che anche lo spostamento delle zolle tettoniche rema contro al governo italiano. Sarà di sinistra?



Lettera al sig. Brancher
agosto 1, 2010, 11:06 am
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Egregio sig. Brancher,
Credo che a me come a molte altre persone che lavorano, studiano, o sono comunque inserite in un contesto sociale fatto di confronti con altre persone, dia un certo fastidio quando la propria immagine è messa in discussione a causa di un errore o di un fallimento personale.

Credo che tutti noi paghiamo le conseguenze dei nostri errori con almeno un pó di rammarico e talvolta un pó di sana vergogna, siano tali errori commessi in buona fede o con premeditazione.

Ora io le chiedo signor Brancher: alla sua età, e con la carriera che ha alle spalle, valeva veramente la pena di accumulare un tale numero di motivi per vergognarsi in così pochi giorni?

Un breve riepilogo: lei è stato nominato ministro, il giorno dopo la nomina ha chiesto il “legittimo impedimento” per non presentarsi a un processo che la riguardava (giusto o sbagliato non sappiamo), è stato destituito da ministro a causa di un sollevamento unanime dell’opinione pubblica, è dovuto andare al processo dove è stato condannato a due anni di reclusione.

Io non voglio che nessuno vada in prigione. Ma lei sig. Brancher, pur di non farsi processare da un tribunale della repubblica italiana, ha utilizzato un’istituzione della stessa repubblica che doveva giudicarla (un ministero); lei ha commesso un atto di cui vergognarsi davanti e milioni di italiani che lavorano, hanno famiglie da mandare avanti, cercano in tutti i modi di rispettare le regole e le leggi, e soprattutto con il loro lavoro e il loro impegno pagano le tasse che finanziano quel ministero (e molti altri) che lei voleva spudoratamente usare come se fosse cosa sua.

Siccome credo che una persona della sua età e della sua statura professionale non sia uno sciocco, credo che lei non ignorasse tutto ció.

Perchè se lo ignorava non riesco a spiegarmi come lei sia potuto arrivare ad essere ministro della repubblica a cui continueró ad essere orgolglioso di appartenere; se invece era cosciente dell’abuso che stava commettendo, allora resta una sola parola. Vergogna.

Se i motivi per cui è stato processato sono ingiusti o pretestuosi, allora sono disposto a dare tutto me stesso pur di aiutarla.

Ma prima sta a lei spiegare a me e a tutti coloro che a costo di rinunce e sacrifici passano la loro vita a rispettare le regole e il prossimo, come abbia potuto pensare che diventare ministro della nostra repubblica fosse il modo più logico per sottrarsi a un giudizio.

Sarebbe bello se per tutti fosse così. Ma che paese sarebbe quello dove tutto è concesso, tanto poi cè un “legittimo impedimento” per evitare di pagare per i propri errori?

Ma la parola “vergogna” forse per molti ha ancora un significato vero, e che giustifica comportamenti che la prevengano, o accettando di pagare per i propri errori, riducendo più possibile il peso dell’onta e della pena. Sig. Brancher, sono sicuro che anche per lei la parola Vergogna ha un peso e spero che faccia di tutto per dimostrare agli italiani che quanto è accaduto le ha fatto imparare che certe cose non si fanno.

Se così non fosse sig. Brancher, lei non ha diritto di far parte di questo paese civile, ma deve andare a vivere in un posto dove la dignità e il rispetto non sono valori su cui basare la propria vita. Non so se un posto del genere esiste, ma nessuno si puó permettere di usare il mio paese per questo fine.



C’è piano casa e piano casa
aprile 10, 2010, 12:02 am
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“piano casa” può significare tante cose. Molto dipende ovviamente dal contesto in cui viene inserito.

Grazie ad un ottimo post di Gianluca Ruggieri su altraeconomia, ho scoperto che, quasi contemporaneamente con l’italia, anche l’inghiltrerra ha varato un suo “piano casa”. Identico nel titolo, leggermente diverso nei contenuti.

Piano casa – italia: aumento volumetria dell’esistente. Pronunciato e garantito dal presidente del consiglio in persona. Obiettivo: consentire ai proprietari di immobili di aumentare la volumetria in deroga ai regolamenti esistenti.

Piano casa – inghilterra: agevolazioni per il miglioramento delle prestazioni energetiche delle abitazioni esistenti. Pronunciato dal ministro per l’energia e i cambiamenti climatici. Obiettivo: consentire a più gente possibile di condurre interventi di efficientamento energetico ottenendo notevoli risparmi sul consumo di energia, con risvolti sia sul piano sociale (minori spese per famiglie meno abbienti, creazione di posti di lavoro nel settore dell’efficienza energetica in edilizia), che sul piano ambientale (drastica riduzione delle immissioni do CO2 da riscaldamento abitativo)

Si capisce la ragione per cui il piano casa in italia è stato un caso di scontro politico, mentre in inghilterra è stato votato unanimamente da tutto il parlamento e quindi non sarà smantellato al prossimo cambio di governo.

A questo link l’articolo di Ruggiero:

http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=1906&fromRaggrDet=8



Svelato il mistero della data d’inizio lavori del ponte sullo stretto
ottobre 19, 2009, 7:39 am
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Da una recente registrazione emersa dopo il ritrovamento di un telefonino abbandonato nel cassetto del phon dei bagni di Palazzo Grazioli:

Voce maschile:”…Barbara, cosa vorresti per natale?”

Voce femminile: “Papi, avrei tanto bisogno di un ponte, ma costa troppo…non posso permettermelo”

Masch: “Non preoccuparti cara, ci penso io: Bondi! Faccia partire i lavori del ponte prima di Natale!”

Voce Maschile fuori campo: “va bene capo, mando subito il fax”.

Femm: “Ma no Papi…non quel ponte, uno qui sul premolare…vedi?”

Masch: “ah, tutto qui?… allora tieni questo assegno da 10.000 euro. ”

Femm:” grazie Papi…”

(schiocco di un bacio)

Femm: “ma Papi!!! Tieni a posto le mani…..”

Masch: “Bondi, mi sono sbagliato, lasci stare il fax!

Voce maschile fuori campo: “oooops troppo tardi Capo….è gia partito…”



Solitudine
ottobre 2, 2009, 9:14 am
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“Tutte vestite, truccate, pagate uguali, costrette poverine a vedere il filmato celebrativo, convocate dallo stesso sogno di una celebrità qualsiasi ottenuta in qualsiasi modo. Al di là della politica, delle inchieste, dello stesso caso Berlusconi, è come se le parole di Patrizia facessero cadere un sipario e mostrassero quello che c’è dietro l’Italia visibile e vista in questi decenni, dietro l’eterno spettacolo televisivo, dietro tutte le domeniche in, tutti i talk show, tutti i grandi fratelli di questi anni, la finta allegria, il falso successo. Un mondo di solitudine, di vuoto, d’infinito squallore.”

Tratto da un’articolo di Curzio Maltese.

Perchè nessuno dei valenti avvocati, economisti e giornalisti che che circondano Silvio Berlusconi ha il coraggio di parlargli seriamente, dicendogli di ritirarsi a vita privata e godersi le sue sterminate ricchezze, in compagnia del suo slittino Rosebud, prima di sprofondare nella ridicolaggine più bieca? C’è qualcosa di diabolico nel suo persistere alla guida dello stato italiano, nonostante la sua condizione. E’ una situazione talmente imbarazzante che potrebbe diventare un caso di studio. Quello che è stato immaginato da grandi scrittori di fantapolitica, lo stiamo realizzando qui, oggi nel nostro paese.



Una storia da cui si deve imparare
settembre 11, 2009, 4:37 pm
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Il sudafrica e l’apartheid, due concetti che sono in qualche modo stampati nell’immaginario collettivo di chi ha almeno 15 anni. Si studia a scuola, se ne parla occasionalmente, come un fenomeno che ha segnato la storia dell’umanità.

Poi un giorno, vai in Sudafrica, a JNB parli con una donna di colore, che ha vissuto i giorni della fine dell’aberrazione sociale che ha fatto la storia di questo paese.

Premessa: qui ti muovi solo in taxi per le lunghe strade che circondano JNB. Cosa Vedi? Tanti alberi e tanti operai nei cantieri stradali. Tante auto, ci sono solo quelle, qui.

Si viaggia solo nella zona suburbana di JNB, perchè il centro pare essere off-limits, una specie di sin city. Se ci vai, è a tuo rischio e pericolo. Come dire, ti avevamo avvertito.

Poi vedi le case. Tutte molto basse, al massimo 2-3 piani, in lottizzazioni abbastanza vaste, rigorosamente recintate da muri di cinta. Poi l’occhio distratto del business traveller, a forza di vedere questi quartieri recintati, aguzza la vista, e scopre che su ogni muro di cinta, ci sono, sottili ma immancabili, fili elettrici.

Poi metti a fuoco ancora di più e inizi a leggere i cartelli di ferro presenti su tutte le recinzioni….High Voltage, teschi, simboli di scariche elettriche, e poco sotto, sui muri, la frase più ricorrente che puoi vedere da queste parti…”Armed Response”. Non è intuitiva, ma poi ti arriva.

Allora il viaggiatore inizia a fare alcuni collegamenti e si dice: “mi ricorda qualcosa….”. La sicurezza è importante…ma se l’apartheid è finito, se sono tutti liberi, perchè i bianchi abitano ancora in queste fortezze?

Mi ricorda qualcosa…..quartieri dispersi per il vastissimo territorio, circondati da alti muri, fili spinati elettrificati, e cartelli con scritto “rispondiamo con le armi”….cosa mi ricorda….

Poi arriva la sera in cui si chiacchera con la donna sudafricana di colore. Nel 1990, quando Mandela fu liberato dopo 27 anni di prigionia, lei aveva 18 anni. Le chiedo con curiosità: “cosa ricordi di quei giorni?”. E, orgogliosa, mi racconta la storia, una storia di emozioni, di una diciottenne, che si trovava a vivere uno degli eventi più grandi dei nostri tempi.

Quando Mandela fu liberato, pare che fece il primo discorso alla nazione proprio qui, a Johannesburg. I ghetti dei neri vennero aperti, e tutta la gente di colore fu libera di muoversi ovunque volesse, salire sui pulman, entrare nei ristoranti. Ma era povera. E i bianchi erano ricchi, pur essendo il 16% della popolazione.

Decine di migliaia di Sudafricani neri, raggiunsero lo stadio di JNB per sentire il primo discorso di Mandela da uomo libero. La donna racconta che lei era ll’ultimo anno di scuola, una scuola cattolica di Soweto, dove gli insegnanti, grazie alla religione, filtravano pesantemente la visione che gli studenti avevano del mondo. Gli studenti sentivano parlare le loro famiglie del fatto che quest’uomo, Mandela, li aveva fatti liberare, ed ora avrebbero potuto impadronirsi delle ricchezze dei bianchi, delle loro case. Finalmente non erano più poveri, perchè si sarebbero ripresi quello che i bianchi gli avevano negato con la repressione violenta dell’apartheid.

Decine di migliaia di neri (black) e colorati (Coloured – si distinguono così, non è uno scherzo) si recarono allo stadio, per sentier le parole del loro salvatore, e capire come dovevano comportarsi.

Mi immagino il fermento, da un giorno all’altro, 30 milioni di persone passavano dalla schiavitù alla libertà, ed è comprensibile che si può essere disorientati.

E allora si attendevano le parole di Nelsono Mandela…cosa dovevano fare di ‘sti bianchi? Come li dovevano trattare? Li dovevano mettere tutti nei campi di concentramento ed entrare direttamente nelle loro case, sedersi sulle loro poltone di vimini, finire le birre dei loro frigoriferi a due ante, e sedersi davanti ai loro televisori di ultima generazione?

Mandela iniziò a parlare…quell’uomo aveva 72 anni, era stato per 27 anni in prigione. Detenuto su un isola di fronte a Città del Capo, isolato. Ma era Mandela, colui che avrebbe dopo pochi anni ricevuto il premio nobel per la pace. Aveva combattutto per la libertà del suo popolo dagli anni 50, inizialmente seguendo gli insegnamenti di Mahatma Gandhi. Era passato alla lotta armata per opporre resistenza allo strapotere dell’esercito dei bianchi (anche questo mi ricordava qualcosa). Venne sconfitto, e imprigionato.

Iniziò a parlare a milioni di sudafricani; loro pensavano di sentire dalle sue parole come fare per andarsi a riprendere le ricchezze dei bianchi e di doversi vendicare degli incredibili maltrattamenti dell’apartheid, e lui disse: “cittadini, fratelli e sorelle, ora siete liberi: liberi di tornare alle vostre case, e di studiare nelle scuole insieme ai bianchi. Imparate, innalzate la vostra cultura al livello dei nostri concittadini bianchi, e potrete presto competere con loro nel mondo del lavoro, della cultura della politica e della società. Solo così potremo avere allo stesso tempo la pace e il benessere che ci spetta”.

Pare che non ci fu delusione, il messaggio fu capito.

Dopo 4 anni, nel 1994, ci furono le prime elezioni democratiche, e Nelson Mandela divenne presidente del Sudafrica. Il governo fu composto quasi esclusivamente di neri.

La donna che mi ha raccontato questa storia ora è direttore vendite di una importante società di informatica della nazione.

In macchina verso l’aereoporto, mi si è accesa una luce e mi è affiorata alla mente la soluzione alle mie domande: cosa mi ricordavano quelle case circondate dal filo spinato, protette da corrente elettrica e da guardie armate e tutti quegli operai neri nei cantieri stradali, ferroviari edili…era come mi sono immaginato sempre la palestina: colonie di israeliani prodotte da militari e filo spinato, e palestinesi che lavorano per pochi spiccioli. Qui è arrivato Mandela, in Palestina chi ci ha provato, non ce l’ha ancora fatta. Ma la strada è segnata, si può fare.

Ora il Sudafrica è in fermento, nel 2010 ci saranno i mondiali e i palazzi nuovi, futuristici e sfavillanti, sono tutti dotati di pannelli fotovoltaici per l’indipendenza energetica. Speriamo che presto l’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici sia utilizzata per le luci degli stadi e mai più per i fili di protezione.